L'equilibrio del nostro intestino è fondamentale per il benessere complessivo dell'organismo. Spesso definito come il nostro "secondo cervello", l'apparato digerente ospita miliardi di microrganismi che compongono il microbiota intestinale. Quando questo ecosistema è in armonia, parliamo di eubiosi; tuttavia, diversi fattori possono alterare questa stabilità, portando a una condizione nota come disbiosi. Per identificare con precisione questo squilibrio, il disbiosi test rappresenta uno strumento diagnostico essenziale e non invasivo.
Che cos'è la disbiosi intestinale
La disbiosi non è una malattia in sé, ma uno stato di alterazione qualitativa e quantitativa della flora batterica intestinale. Questo squilibrio può interessare diversi tratti dell'intestino e manifestarsi attraverso una crescita eccessiva di batteri potenzialmente nocivi a discapito di quelli benefici. Le cause possono essere molteplici: un'alimentazione sbilanciata ricca di zuccheri e grassi saturi, l'uso prolungato di antibiotici o altri farmaci, lo stress cronico, il consumo eccessivo di alcol o semplicemente uno stile di vita sedentario.
I sintomi comuni della disbiosi includono spesso gonfiore addominale, difficoltà digestive, meteorismo, irregolarità intestinale (come stipsi o diarrea), ma anche manifestazioni extra-intestinali come stanchezza cronica, mal di testa, dermatiti e una generale riduzione delle difese immunitarie. Poiché questi segnali sono spesso aspecifici, il test diventa fondamentale per confermare il sospetto clinico.
A cosa serve il test della disbiosi
Il test della disbiosi serve a misurare la presenza di specifici metaboliti nelle urine, che fungono da indicatori dello stato di salute del microbiota. In particolare, l'esame si concentra sulla rilevazione di due molecole principali: l'indicano e lo scatolo. Queste sostanze derivano dalla degradazione dell'aminoacido triptofano operata dai batteri intestinali.
- Indicano: la sua presenza oltre i livelli fisiologici è solitamente indice di una disbiosi a carico dell'intestino tenue.
- Scatolo: un aumento di questa molecola segnala prevalentemente uno squilibrio a livello dell'intestino crasso (colon).
Attraverso la quantificazione di questi parametri, è possibile determinare non solo la presenza della disbiosi, ma anche la sua localizzazione e gravità, permettendo così di strutturare un protocollo di recupero personalizzato, basato su consigli nutrizionali e sull'integrazione di specifici nutraceutici.
Come si esegue l'esame
Uno dei principali vantaggi del test della disbiosi è la sua semplicità di esecuzione. Trattandosi di un'analisi biochimica sulle urine, non è un esame invasivo e non richiede procedure dolorose. Per ottenere un risultato attendibile, è sufficiente raccogliere un campione della prima urina del mattino in un contenitore sterile, reperibile in farmacia o fornito dal laboratorio.
Sebbene non sia richiesta una preparazione eccessivamente complessa, è consigliabile seguire alcune piccole accortezze nelle 24-48 ore precedenti il test. In particolare, è preferibile evitare l'assunzione di farmaci non strettamente necessari (sempre previo consulto medico) e mantenere una dieta equilibrata senza eccessi alimentari, per non influenzare momentaneamente i valori dei metaboliti ricercati.
Interpretazione dei risultati e approccio nutraceutico
Una volta ottenuti i risultati, i valori di indicano e scatolo vengono confrontati con dei range di riferimento. Se i valori risultano superiori alla norma, si conferma lo stato di disbiosi. A questo punto, l'approccio terapeutico non mira solo a sopprimere i sintomi, ma a ripristinare l'ecosistema intestinale originale.
In ambito nutraceutico, la gestione della disbiosi si avvale spesso dell'uso di probiotici e prebiotici mirati. Se lo squilibrio riguarda il tenue, verranno privilegiati ceppi batterici come i lattobacilli; se invece è coinvolto il colon, i bifidobatteri risultano spesso la scelta più efficace. Oltre all'integrazione, è fondamentale agire sullo stile di vita: aumentare l'apporto di fibre, idratarsi correttamente e ridurre i cibi ultra-processati sono passi indispensabili per mantenere i risultati nel tempo e prevenire recidive.
Perché è importante monitorare la salute intestinale
Ignorare una disbiosi prolungata può portare a un'infiammazione silente della mucosa intestinale, che a lungo andare può compromettere l'assorbimento dei nutrienti e influenzare negativamente il sistema immunitario. Effettuare periodicamente un test della disbiosi, specialmente in presenza di disturbi digestivi ricorrenti, permette di intervenire tempestivamente e di ritrovare quel benessere psicofisico che parte proprio dal cuore del nostro sistema digerente.